#GUSTAV_LE_BON #PSICOLOGIA #FOLLE
mercoledì 9 settembre 2020
Gustav Le Bon - PSICOLOGIA DELLE FOLLE (1895) || CAP. I
lunedì 7 settembre 2020
BANCA MONDIALE - Progetto di preparazione e risposta strategica COVID-19 - FINE PROGETTO PREVISTO PER IL 2025!!
L'obiettivo di sviluppo del programma è prevenire, rilevare e rispondere alla minaccia rappresentata da COVID-19 e rafforzare i sistemi nazionali per la preparazione alla salute pubblica
Beneficiari del programma
Si prevede che i progetti nell'ambito del programma andranno a vantaggio della popolazione in generale data la comunità in corso
diffusione (una situazione in cui alcune persone vengono infettate e non si sa come o dove siano state esposte).
Si stima che, in media, ogni persona infetta diffonda l'infezione ad altre due persone.
Il programma trarrebbe vantaggio in particolare: (i) dalle persone infette; (ii) gli anziani e le persone con condizioni di salute croniche,
che sono a più alto rischio di ammalarsi gravemente, ricoverati in ospedale o addirittura morire a causa di COVID-19; (iii) persone a lungo termine
strutture che sono anche a rischio di gravi conseguenze per la salute se vengono infettate; (iv) medico e di emergenza
personale, così come; (v) strutture mediche e di controllo e (vi) agenzie di sanità pubblica impegnate nella preparazione e
sforzi di risposta nei paesi partecipanti, poiché la loro capacità sarebbe rafforzata con il sostegno del paese
progetti.
David Malpass, presidente del gruppo della Banca mondiale Evento di alto livello sul finanziamento dello sviluppo nell'era di COVID-19 e oltre Washington, DC, Stati Uniti
Trascrizione
WASHINGTON, 28 maggio 2020 - Il presidente del gruppo della Banca mondiale David Malpass ha pronunciato oggi le seguenti osservazioni all'evento di alto livello delle Nazioni Unite sul finanziamento dello sviluppo nell'era del COVID-19 e oltre
Questi passaggi non saranno sufficienti, data la combinazione di una grave crisi sanitaria, una profonda recessione globale e impatti sociali senza precedenti. I nostri programmi stanno lavorando per affrontare il maggior numero possibile di questi problemi e vi invito a unirvi a questi sforzi con finanziamenti aggiuntivi. Le nostre stime di aprile hanno mostrato che la pandemia e la chiusura economica delle economie avanzate spingeranno 60 milioni di persone nella povertà estrema nel 2020, aumentando il numero della popolazione mondiale che vive con meno di 1,90 dollari al giorno verso 700 milioni di persone e causando il tasso di povertà a salire per la prima volta dal 1998, quando la crisi finanziaria asiatica ha colpito.
Temo che questi numeri aumenteranno. La chiusura delle scuole in 191 paesi colpisce 1,5 miliardi di studenti. La riduzione dei redditi per i lavoratori migranti ridurrà i flussi di rimesse verso i paesi di origine, mentre la carenza di manodopera migrante nel settore agricolo delle economie avanzate pone rischi di approvvigionamento alimentare.
domenica 16 agosto 2020
sabato 8 agosto 2020
#9 LA COSCIENZA COLLETTIVA VIBRA!!
Chi parla non vive chi vive non parla
Francesco
Selene
L’informazione è una cascata che viene modulata attraverso la velocità della luce
Dan
Le mascherine non sono un dpi efficace contro il vàirus. Sono un referendum quotidiano che il regime fa ogni giorno per vedere quanto consenso ha dal gregge
Marco
Il lago da alla mattina delle vibrazioni di pace. Sembra addormentato. A mezzogiorno comincia a vibrare e le sue acque placide si increspano leggermente. Una sottile corrente lo pervade. Verso sera si riacquieta, e l'armonia fluisce per la vallata
Luca
Luigi
Bisogna spegnere tutto e riaccendere la vita nella natura.
Mariacristina
Io non amo i discorsi mondani, frequento foreste e luoghi remoti
Selene
Thomas
Questa è la cultura della pianificazione, a me piace l’improvvisazione, l’inconsueto, l’avvenimento inaspettato
Francesco
La natura assorbe il dolore
Vita
#1 LA COSCIENZA COLLETTIVA VIBRA!
giovedì 7 maggio 2020
IL RIMEDIO È LA POVERTÀ

Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di Goffredo Parise.
.
«Questo è un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al 1975.
Si trova nell’antologia “Dobbiamo disobbedire”, a cura di Silvio Perrella, edita da Adelphi.
Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario.
Una meraviglia di stile e di pensiero di questo autore sicuramente libero e lontano da ogni appartenenza politica e salottiera.
Rappresenta per noi oggi – media compresi che non ospitano più pezzi così controcorrente – uno schiaffo contro la nostra inerzia.
«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.
Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.
Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.
Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.
Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.
Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.
Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.
Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.
Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostro paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.
Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.
I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.
La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.
Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».
Goffredo Parise; Corriere della Sera… 30 giugno 1974
PE LA MAIELL !
LA MIA MAIELLA : REGINA MAESTOSA DELLA MIA TERRA !!! URLA STOP scie chimiche!!! Vasto (CH) Abruzzo Italia Europa Mondo 14 gennaio 2014 ore 15.00

